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4° RAID SOCIALE - SCOZIA

  • Parigi
  • Parigi - Campi Elisi dalla ruota panoramica
  • Torre Eiffel by night
  • Imbarco a calais
  • Londra - Tower bridge
  • Big Ben by night
  • Stonehenge
  • Confine
  • Scottish border
  • Nelle highlands
  • Duncansby Heat
  • Campo al mare del Nord
  • Durness, estremo nord delle Highlands
  • On the road
  • Ullapool
  • Ingresso in Galles
  • Cardiff - il castello

Nell’immaginario di ogni motociclista italiano la Scozia è uno dei viaggi della vita. Quasi nessuno è immune, e per questo il 19 luglio del mitico anno 2000, alle 4 del mattino, un gruppo di 8 motociclisti è partiTo per il viaggio alla volta delle mitiche e misteriose “Highlands). La prima tappa, come di consuetudine, ci ha portato a Riccione. 14 luglio, altra tappa di trasferimento fino a Bardonecchia; sistemazione in campeggio, sotto una pioggia fitta e fastidiosa. Il nostro spirito di adattamento ha fatto sì che siamo comunque riusciti a cucinare (avevamo grandi scorte di vitto al seguito), erigendo un tendone di fortuna con un telo, supportato da pali trovati in loco, e dai manubri delle moto. Un camperista olandese, arrivato nella serata, è rimasto esterrefatto a guardarci mentre colavamo la pasta e in allegria cenavamo. Partenza di buon’ora il mattino dopo, per affrontare una delle tappe “violente”. Parigi ci aspetta! Circa 900 km di autostrada, bella e comoda ma carissima, e soprattutto sotto scrosci di acqua talmente violenti da provocare la fermata di quasi tutti i viaggiatori. Noi esclusi, naturalmente. Peripezie per il lupo, che ad un imbocco autostradale si è staccato dal gruppo (non per sua responsabilità); sono tornato indietro per circa 150 km, nella speranza di trovarlo, sapendo che non aveva valuta francese, ma nulla di fatto. Abbiamo quindi raggiunto Parigi nel tardo pomeriggio, e ci siamo sistemati presso il campeggio Bois de Boulogne, vicino al centro, comodo ed economico. Di lì a poco è giunto il lupo, che naturalmente era riuscito a trarsi brillantemente d’impaccio, e grazie al programma che diligentemente prepariamo prima di ogni partenza, sapeva dove incontrarci. Parigi meriterebbe un racconto a parte, tanto è grande e bella; abbiamo, nei due giorni successivi, visto le cose più belle, rendendoci conto che una visita esaustiva della città richiede almeno una settimana. Ma la nostra meta finale sono le Highlands, e quindi la tappa successiva ci ha visto partire alla volta di Londra, la città più grande d’Europa, un mostro impressionante e fascinoso. Traghetto Calais – Dover, vista delle famose e bianche scogliere, ed arrivo in città, dove è avvenuto l’emozionante incontro con Rodrigo, fratello di Alcide, che vive e lavora lì. Alloggio presso un campeggio fuori città, ad una ventina di km, belllissimo ed immerso nel verde (volpi e scoiattoli in libertà), e via con le visite. I due giorni successivi sono stati fantastici; Rod ci ha fatto vedere tutti gli angoli più belli della città, abbiamo cenato a Soho in un ristorante etnico, siamo andati a visitare Stonehenge (magnifico!), abbiamo visto il cambio della guardia a Buckingham palace comodamente sdraiati sull’erba. Esperienza da ricordare. Rodrigo ha deciso di fare un pezzetto di viaggio con noi, e quindi la tappa successiva, che ci ha portato ad Edimburgo, capitale della Scozia, lo ha visto sul sellino posteriore dell’elefant del fratello. Lunga tappa di trasferimento, col momento da tutti desiderato, quello della foto mitica sullo “scottish border” ed Edimburgo è lì. Sistemazione in ostello della gioventù, lauta cena e passeggiata per il centro. Il giorno successivo lo abbiamo dedicato alla visita del castello che, onestamente, vale l’alto costo del biglietto d’ingresso, e delle stradine della città, col famoso “miglio reale". Tappa successiva, da Edimburgo, altro posto che ricorderemo per sempre, per giungere ad Inverness, l’avamposto delle Highlands. Abbiamo trovato sistemazione in un bellissimo campeggio sul canale di nuova Caledonia e siamo partiti per la visita del tenebroso castello di Urkuhart, sulle sponde del lago di Loch-ness. Il mostro non c’era, ma orde festanti di turisti sì, e quindi abbiamo preferito fare un bel giro intorno al lago, per tornare al castello intorno alle 11 di sera (con tenue luce del giorno ancora presente) quando, finito il business-time, tutto assume un sapore diverso, e molto particolare. Siamo scesi (marcando le transenne) fin sulla riva del lago: cos’è quel lieve increspamento delle acque? Sicuramente la nostra suggestione, ci diciamo, e rimaniamo in silenzio per un po’, storditi. Grande mangiata al rientro, in campeggio, alle due del mattino, zitti zitti per non svegliare gli altri campeggiatori. Spezzare il pane con Alcide ed Enzo ha rappresentato per me un momento indimenticabile. Dopo qualche ora di sonno, partenza per Durness, avamposto nordico e punte estrema della Highlands, dopo aver salutato Rodrigo, accompagnandolo alla stazione ferroviaria, dove avrebbe preso il treno per Londra. Contandoci, alla partenza, siamo ancora in nove! Come mai? Gli è che un motociclista francese, manco a dirlo di nome Francoise, conquistato dai nostri modi goliardici (e dal nostro cibo e caffè), ha deciso di fare parte del viaggio con noi. Bene, si va. Visita al maestoso Dunrobin Castle, lungo l’itinerario (abbiamo avuto anche la fortuna di assistere ad un splendido spettacolo di falconeria), e ci siamo lanciati sulle strade del nord, ad una corsia con piazzole per lo svincolo ogni 3-400 metri, godendo di panorami e sensazioni che non si possono raccontare. L’arrivo a Durness (non prima di essere passati da John ‘O Groats, punta estrema est della Scozia, con vista su dei faraglioni immensi, al cui cospetto quelli di Capri sembrano due sassolini in uno stagno) nella nebbia, è stato bellissimo; abbiamo deciso di campeggiare liberamente in riva al mare, giusto all’angolo tra il Mare del nord e l’Oceano Atlantico, cucinando uno splendido risotto al sugo e gustando la solitudine maestosa di una spiaggia immensa, solo per noi. Una delle serate che più belle della mia vita. Al risveglio, smontaggio del campo e partenza per l’isola di Skye; meravigliose le strade, con monti e valli, e fiumi, e laghi di un azzurro profondissimo, e curve, e saliscendi … una goduria per gli occhi e per la mente. Arrivati a Kyle of Localsh, non trovando sistemazione in alcun campeggio, abbiamo attraversato il ponte (a pagamento) che porta sull’isola di Skye ed abbiamo deciso di accamparci … dove? In questo frangente è nata la frase del viaggio; l’ha profferita il francesino il quale, quando gli abbiamo chiesto dove lui preferisse accamparsi, memore del nostro rustico spirito di adattamento, ha detto: “In the middle of the forest!”. Così è stato; trovata una macchia di pini, abbiamo piantato le tende e cucinato una lauta cena anche per una coppia di ragazzi di Milano, conosciuti sul posto, che si sono uniti a noi per un paio di giorni. Al mattino, partenza per il periplo dell’isola di Skye, di una bellezza sconvolgente, fredda (di temperatura) e nebbiosa, ma unica. Unica controindicazione: i midges! Ma che sono? Dei ferocissimi moscerini, che si infilano dappertutto e mordono con ferocia i malcapitati a loro tiro. Una cosa pazzesca! Abbiamo visto molte persone camminare con degli stretti veli anche sul viso, usanza di latitudini molto più basse. L’isola è comunque bellissima, e vale la pena visitarla, con qualche precauzione, però. Altro pernottamento “in the middle of the forest”, e via verso Glasgow, dove abbiamo trovato alloggio in un’ostello della gioventù. Glasgow è una grande città, ma dopo aver attraversato tutte le Highlands non ci ha riservato grosse emozioni. Il giorno dopo, perciò, dopo aver salutato Francoise, che intendeva rimanerer qualche altro giorno in giro, abbiamo imboccato la via del ritorno. “Ma perché, visto che ci troviamo, non facciamo una puntatina in Galles?”. Manco la bocca, devi aprire; sotto una pioggerellina sottile e fastidiosa (anche se credo che abbiamo stabilito un record difficilmente eguagliabile: non una goccia di pioggia in tutto il giro delle Highlands), e con molte traversie nell’attraversamento di Liverpool. Siamo arrivati a Cardiff, capitale del Galles. La città è molto bella, piena di ristoranti italiani, e di chiese splendide. Il castello lo sarà ancora di più, ma per motivi di tempo lo abbiamo visto solo dall’esterno. Altra decisione di campeggio libero, ma in tre ore di ricerca non abbiamo trovato un posto adatto. Tutto recintato, o guardato a vista (in Galles il campeggio libero, vietatissimo è!). Abbiamo notato, ad un certo punto, una grossa aiuola giratoria, quasi nel centro della città (tipo via Ancona, per intenderci), con una grande macchia di alberi. Uno alla volta ci siamo infilati, con le moto, fra gli alberi, abbiamo montato le tende, sotto la pioggia, e ci siamo cucinati una indimenticabile spaghettata, praticamenteIn mezzo al traffico. Se non lo avessi vissuto in prima persona, difficilmente ci crederei. Pioggia tutta la notte e, ed al mattino pronti per la prima grande tappa del rientro: si torna in Francia. Tappone con passaggio sulla circumvallazione di Londra, traghetto Dover – Calais ed arrivo in serata a Boulogne sur mer. Uno svincolo autostradale mostruoso ci ha messo in difficoltà, ma lo scudetto giallo ha fatto sì che trovassimo subito la strada per l’ostello della gioventù, che si è rivelato comodo, ed economico (con uso di cucina). Sulla via del ritorno dunque; ma le peripezie non sono finite. La moto di Alcide ha avuto malfunzionamenti alla trasmissione finale [per sua, (del lupo) esclusiva responsabilità], e quindi l’ultima tappa è stata un crescendo di riparazioni d’emergenza, di traino, e di spaventi. Come Dio ha voluto, siamo giunti a casa, dopo 26 ore di viaggio ininnterrotto, stanchi morti ma felici e paghi della grande esperienza vissuta. Un viaggio così non si dimentica, mai. Parola di Priore.